Venerdì, 15 Marzo 2019 19:34

LEGATO ANTONIO 1877*

Written by 
Rate this item
(0 votes)

Storia di Antonio Legato

Mio nonno ha fatto un sacco di cose per venire in America e ha lavorato duramente nelle miniere di carbone in West Virginia con una ricompensa veramente ridotta. Durante la sua vita, per quanto riguarda i soldi, è rimasto povero. Credo che la sua ricompensa fossero i figli. Loro sono stati bene e lui ha vissuto per vederli stare bene. Vorrei che sapeste che l'esperienza più gratificante della mia vita é stata visitare Motta San Giovanni e incontrare la mia meravigliosa famiglia. La vostra comunità é stata molto amorevole e gentile, anche le persone non direttamente coinvolte con la mia famiglia, ad esempio il Sindaco e tutte le persone e le autorità dell'Associazione dei Minatori. Dovete sentirvi fortunati ad essere parte di tutto questo. A seguire lascio le informazioni su mio nonno. Mi avete suggerito di guardare le foto dei minatori e le ho viste sul sito web. Mi dispiace ma non ho nessuna fotografia riguardante ciò. NOME: Antonio Legato - LUOGO DI NASCITA: Motta San Giovanni - DATA DI NASCITA: 8 Gennaio 1877. Sposato con Ferdinanda Pansera, anche lei proveniente da Motta San Giovanni, la cui casa si trova ancora lì (a Motta San Giovanni). Come saprete, un numero molto elevato di Italiani, specialmente dal Sud Italia migrarono per cercare lavoro, intorno al volgere del secolo. Il West Virginia stava diventando pesantemente coinvolto nella rivoluzione industriale con la sua produzione di carbone. Le miniere furono costruite molto velocemente, ma mancavano i lavoratori; vennero mandati degli agenti in giro per gli USA e in Europa per reclutare lavoratori, a cui veniva pagato il viaggio per raggiungere le miniere. Fornivano loro alloggio e lavoro. Era responsabilità dei minatori risparmiare il più possibile, da poter mandare successivamente alla famiglia. Lui arrivò ad Ellis Island nel 1903 e andò direttamente in West Virginia. Il suo primo lavoro era alla miniera di Hemphill. I proprietari delle miniere ne approfittarono di questi lavoratori immigrati tenendoli in schiavitù per i soldi che dovevano loro, per avergli pagato il viaggio dall'Europa, Venivano pagati esclusivamente con dei buoni cartacei, che potevano essere spesi solo nei negozi dell'azienda. L'affitto delle loro case veniva pagato dalle aziende, ma per contro gli operai dovevano comprarsi gli strumenti per poter lavorare come la polvere da sparo, attrezzi e vestiti. Le aziende di carbone gestivano il loro sistema in modo da non consentirgli di andare avanti abbastanza per pagarli. Ciò voleva dire continuare a lavorare in orribili condizioni. Le miniere erano insalubri e i minatori erano considerati come un bene spendibile per la causa. Passarono ancora molti anni prima che i primi sindacati si sviluppassero, e che alleviassero questi ingiusti trattamenti. Lavoravano molte ore per bassissimi salari e poche possibilità di andare avanti. Nel 1905, mio nonno riuscì a mandare tutto ciò che aveva guadagnato fino a quel momento a sua moglie e al suo unico figlio. Iniziò, inoltre, a lavorare in un'altra miniera di carbone appartenente alla stessa azienda-Helena Coal Mines, a Davy, in West Virginia. Lui e la moglie si spostarono a Davy e vissero nella stessa casa fino a che morirono entrambi. Antonio morì il 2 Marzo del 1962 e Ferdinanda il 10 Ottobre del 1971. Entrambi sono seppellì ti al Cimitero di Roderfield a laeger in West Virginia. Non ricordo molto bene il tempo passato con mio nonno. Mia madre, sua figlia, morì quando avevo sei anni e, crescendo, non sono riuscito a vederlo spesso. Ricordo che era molto amorevole e gentile, come le persone di Motta San Giovanni sono oggi. Voleva sempre baciarmi, ma portava dei baffi spessi e pungenti e quindi lo temevo sempre un pò, da piccolo. Lui coltivava l'orto, allevava le galline e faceva il vino. Tutto questo non era inusuale all'epoca, bisognava provvedere a tutto ciò di cui si aveva bisogno. Lui abitava sulla strada principale di Davy con la porta d'entrata che affacciava direttamente sul marciapiede, anche in molte case di Motta San Giovanni ho notato lo stesso particolare. Il retro della casa reggeva su palificazioni che finivano nell'acqua del fiume. L'orto e la vigna erano dall'altra parte del fiume. Durante i periodi di secca la larghezza del letto del fiume è di 25 metri, Durante i periodi di piena Hntera area sotto la casa, che era per lo più occupata dal pollaio, era sott'acqua. Antonio aveva una barca e una corda per raggiungere l'orto. Per un periodo, oltre a lavorare in miniera, ha avuto un negozio di fronte a casa, per cercare di guadagnare di più. La città di Davy era composta quasi interamente da Italiani. Muovendomi per la città, mi è apparso di sentire che la lingua che si parla è ancora l'italiano. In un certo senso, è positivo. Anche se non lo ricordo con precisione, alcuni membri della famiglia mi dissero che mio nonno non imparò mai a parlare l'inglese.La cultura quindi, era italiana. Questo deve avergli donato un pò di conforto durante la sua miserabile esistenza. Davy è un paese di 2000 abitanti, situato in una valle tra due montagne altissime. La maggior parte della valle era occupata dai binari della ferrovia su cui veniva trasportato il carbone. Questo ha permesso la costruzione di una sola strada, quella principale, e dei marciapiedi. Gli edifici erano relegati sulla ripida sponda del fiume Tug. Mio nonno e mia nonna ebbero 9 figli e molti di loro rimasero a Davy o nei paesi vicini. Le domeniche venivano passate sempre assieme ed erano condite da lunghe discussioni, tanto cibo e tanto amore. Come ho scritto prima, tutti i figli crebbero bene. Mia madre, la più giovane, fu l'unica a frequentare il college e a diventare insegnate di inglese. Due miei zii diventarono sindaci delle loro comunità e tutti i figli hanno avuto buoni lavori e guadagni. Penso che l'etica del lavoro di mio nonno fosse anche un trucco per far ottenere il successo ai suoi figli. Sono veramente orgoglioso della mia eredità italiana e ho amato incontrare i miei parenti in Italia. Grazie per riconoscere queste persone che lasciarono il loro paese in condizioni economiche disperate. Tutti noi siamo discendenti di quei coraggiosi che partirono, le persone che lavorano sodo sono i veri destinatari del loro carattere e della loro forza.

foto e biografia a cura dei nipoti ricevuta  via mail dalla segretaria Margherita Calabrò

prot. nr. 16 del 14/03/2019

 

 

 

Read 19 times Last modified on Martedì, 26 Marzo 2019 08:02
More in this category: « MALLAMACI ANTONINO 1940

Newsletter

Lascia il tuo indirizzo email e resta sempre in contatto con noi